LIBRI ILLEGGIBILI: Il dottor Sax di Jack Kerouac e Il pasto nudo di William Burroughs.


Non c’è nessun libro così cattivo che non abbia in se qualcosa di buono.

(Plinio il Vecchio)

 

Bè non sono d’accordo con Plinio il Vecchio: secondo me ci sono libri così cattivi che è impossibile trovarci qualcosa di buono. Purchè ci si intenda sul significato dell’aggettivo “cattivo” in un libro perché un testo di narrativa  può essere cattivo in due sensi: un racconto può essere cattivo nel senso di iperrealistico, ossia ti sbatte in faccia la realtà così com’è, senza sconti e senza cercare di rappresentare un ideale che non ha nulla a che fare col reale. In questo senso può essere “cattivo” nel senso di graffiante e impietoso un romanzo neorealistico come “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini  cui la realtà del Potere e di chi lo incarna è rappresentata così com’è cioè in termini di abominio assoluto e impietoso nel mostare con crudezza il carattere, l’educazione, le mire e soprattutto gli spaventevoli vizi degli uomii di Potere.

E poi ci sono libri “cattivi” in un secondo senso laddove leggiamo qualcosa non solo di estremamente noioso, involuto, privo di fluidità narrativa, ma anche e soprattutto di assolutamente incomprensibile, come fosse scritto in una lingua sconosciuta, del tutto privo di interesse  e di cui alla fine possiamo solo dire che non è servito nè a sollevare interrogativi, nè a dare risposte, nè a descrivere una determinata situazione, nè a prendere posizione in un senso o nell’altro su un tema qualsiasi.

Questo secondo tipo particolare di pessimi libri possiamo ulteriormente suddividerli in due sottocategorie: i libri assolutamente inutili la cui lettura è una completa perdita di tempo come ad esempio L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon ovvero una accozzaglia senza capo nè coda di situazioni, personaggi e storie arzigogolate, barocche e ricciolute la cui utilità riguarda solo la sua capacità narcotica di anestetizzare la mente del lettore.  E’ un ottimo soporofero da leggersi a letto per scivolare più gradualmente fra le braccia di Morfeo: in questo funziona meglio della lettura dei vercchi elenchi telefonici cartacei. L’altra sottocategoria può facilmente confondersi con la prima, ma nonostante ciò è profondamente diversa: stiamo parlando di quella narrativa altrettanto noiosa, assurda e incomprensibile tipica della prima sottocategoria, ma che in origine non era destinata alla pubblicazione.

Esistono dunque due tipi di narrativa illeggibile per il lettore: quella destinata alla pubblicazione e quella in origine destinata a essere letta solo ed esclusivamente dall’autore o da pochi intimi a lui vicini: di questi due tipi solo quella destinata alla pubblicazione mi sento di definirla pessima letteratura proprio perchè il suo obiettivo non è dilettare il pubblico, ma di porre in essere un’operazione commerciale in grado di generare incassi. In questo caso si sfrutta il nome di un personaggio già famoso anche in ambiti diversi da quello letterario: potrebbe essere uno scrittore conclamato che ha già avuto successo, ma anche uno sportivo o un artista o un presentatore televisivo, etc. Trovato il personaggio in questione si pubblica a suo nome qualsiasi assurdità con la certezza che il libro avrà successo commerciale: il pubblica si fida della fama dell’autore, acquista il libro nella convinzione si tratti di un’opera meritevole attratto dalla notorietà di chi l’ha scritta salvo poi scoprire che si tratta di un libro di una vuotezza cosmica pari solo alla sua nullità galattica.

Diverso discorso invece per i libri pubblicati da un editore, ma che in origine l’autore non aveva nessuna intenzione di pubblicare. Si tratta di opere strettamente intime, così intime e personali che solo chi le ha scritte può capirle. Generalmente riguardano diari intimi o pagine scritte in funzione di autoterapia per confrontarsi con se stessi, per proiettare sulla pagina scritta un vissuta personale, per facilitare l’emergere dei contenuti di coscienza altrimenti inesprimibili. Secondo me Il dotor Sax di Jack Kerouac e Il pasto nudo (1959) di William Burroughs con tutta probabilità non sono stati scritti dai loro autori con l’intenzione di pubblicarli. Quest’idea è venuta ai loro editori in un momento successivo per fini commerciali, ma in origine l’obiettivo dei loro autori era solo di costituire un mezzo personale e privato in vista del benessere della loro psiche. Per questo non possono essere definiti dei libri “cattivi” o “brutti” per l’ottima ragione che tecnicamente non sono libri se con tale termine intendiamo testi che l’autore desidera altri leggano.

Il dottor Sax (1952) è  stato scritto quando Kerouac era già famoso grazie ai romanzi La città e la metropoli  e soprattutto Sulla strada. Dopo questi due successi Il dottor Sax è la storia dell’adolescenza di Jack Kerouac presso la città natale di Lowell raccontata tramite una serie di esperienze assolutamente ermetiche e indecifrabili. La tecnica narrativa è quella che possiamo definire come “flusso di coscienza fluviale” ossia uno sproloquio verbale completamente irrazionale imperniato sulla libera associazione di idee come fossero una serie di immagini oniriche che emergono senza il filtro della mente razionale. Il dottor Sax, cioè il personaggio che da il titolo al libro, pare di intuire sia una sorta di spirito guida immaginario che in un certo senso svezza il giovane Kerouac rendendolo edotto delle cose di questo mondo.

Analogamente Il pasto nudo é stato scritto dopo La scimmia sulla schiena forse l’unico romanzo di Burroughs scritto con tecnica narrativa tradizionale. In gran parte basato sulle vicissitudini di un tossicodipendente con forti tratti autobiografici, il testo aveva giò garantito fama e successo a Burroughs. Anche Il pasto nudo così come Il dottor Sax è un testo esoterico quanto a comprensibilità: William Burroughs lo ha scritto sotto l’effetto di diverse droghe sia naturali che sintetiche sullo sfondo di una città avara e violenta e popolato da figure vagamente antropomorfe, ma che di umano non hanno nulla. Per certi verso è la storia di un degrado morale e umano ma rappresentato tramite scene che si accavallano e si susseguono in modo caotico e disordinato.

Non si tratta di libri cattivi o brutti: si tratta di libri illeggibili per chiunque non sia l’autore.

 

2 replies

  1. Mi piace il tuo post ma non sono d’accordo su L’arcobaleno della gravità … allora potrei dire la stessa cosa su Ulisse di James Joyce o no? Tre tentativi persi non riesco ad entrare nel libro. E qualcuno lo dice anche su Infinite Jest o su Fuoco pallido di Nabokov, libri che io ho amato. Credo che alla fine sia qualcosa di collegato ai neuroni del cervello (sto azzardando lo so) per esempio, per leggere L’arcobaleno della gravità o Le perizie di Gaddis devi avere una mente un po’ malata e barocca, incline all psichiatria ma non troppo da risultare “malato” e naturalmente devi avere una creatività al di fuori del normale insomma devi essere allenato con alcune visioni. Chi legge sempre la Murgia o Di Giovanni non potrà mai leggere David Foster Wallace, si deve allenare iniziare con un cammino.
    Certo sono d’accordo con te sull’ultima parte e penso a quei racconti di Capote che lui non voleva che venissero pubblicati e penso allo stesso David che dopo il suo suicidio hanno pubblicato certe schifezze da far venire i brividi.

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    • Non c’è dubbio che per leggere certi libri bisogna affidarsi molto più ai balenii dell’intuito che all’amalisi della razionalità.
      Prendiamo DFW ad esempio che tu conosci bene: posso dire che non mi piace, ma lo amo. Non mi piace la “diarrea logorroica” (Eggers) delle sue interminabili descrizioni come, ad es. quello dell’accademia tennistica di “Infinite Jest” e nemmeno il narcisismo delle sue digressioni cerebrali. Tuttavia lo amo, perchè amo la sua tenerezza, la pena profonda che traspare anche dagli episodi più ridicoli, la sua capacità di cogliere l’infinita malinconia che c’è in un cavallo a dondolo una volta amato e ora abbandonata in una soffitta o, come diceva Guido Gozzano, il suo amore per le piccole cose di pessimo gusto. Ci sono autori che tendono a velare o a mostrare non in modo diretto, ma obliquo, quasi ammiccando. Questi autori hanno un fascino misterioso e inspiegabile razionalmente, ma credo dipenda dalla loro capacità di evocare l’umile inosservato come accade in certe opere d’arte. Maestri in questo oltre a DFW secondo me Raymond Carver pur con uno stile completamente diverso. E Cechov di cui non a caso Carver si considerava discepolo.
      Non mi piacciono invece gli autori che fanno dell’ermetismo fine a se stesso, cioè che non velano per pudore o timidezza, ma per snobismo elitario.
      E poi naturalmente ci sono altri autori che ostentano la spettacolarizzazione violenta di posizioni tese a scandalizzare ma che in realtà non fanno che scimmiottare la volgarità della TV dimostrando così tutto il loro conformismo. Non voglio fare nomi, ma penso a certi mediocri imitatori di Pasolini.

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