EDIE SEDGWICK. Una biografia americana.


You live alone, creating your life as you go.

(Edie Sedgwick).

La biografia su Edie Sedgwick ossia la prima donna cui fu attribuito il titolo di superstar, musa ispiratrice di Andy Wharol, attrice, modella e performer dalla celebrità tanto scintillante quanto effimera è una delle più affascinanti che mi sia capitato di leggere. Si tratta di un ottima operazione editoriale, ma purtroppo il libro non è più stato ripubblicato per cui nuovo è introvabile. Detto questo la biografia di Edie è articolata, scorrevole con il giusto livello di complessità per poter comprendere tutti gli aspetti di un carattere estremamente variegato.

Prima di partire è necessario sottolineare la tecnica narrativa utilizzata dagli autori Jean Stein e George Plimpton: una tecnica assolutamente originale. I due autori hanno utlizzato l’espediente indiretto di raccontare tramite solo ed esclusivamente un numero impressionante di testimonianze – ben 113 – suddivise poi in capitoli e ordinate cronologicamente. Ne risulta uno stile corale, polifonico, ricco di sfumature e mai arido incentrato sul mistero di una figura dalla personalità complessa e sullo spaccato di una società – quella a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti – in profonda trasformazione. La biografia di Edie Sedgwick è anche la biografia di un’epoca, di una mentalità e per certi versi di un processo di decadenza personale e collettivo che, come tutti i periodi storici crepuscolari, ha il suo fascino.

Ma soprattutto il libro pone in luce alcune questioni che trascendono la vicenda biografica di una ragazza dalla vita intensissima per acquistare carattere universale. La vita di Edie Sedgwwick è stata tragica per quanto luminosa ed ha ruotato attorno alcuni perni che l’hanno quasi predestinata: la famiglia, la factory di Andy Wharol, la cultura della contestazione a cavallo degli anni Settanta, un temperamento assolutamente straordinario dove il termine “straordinario” deve essere inteso nel senso letterale di extra ordinario, cioè fuori dall’ordinario.

LA FAMIGLIA.

Edie Sedgwick era la penultima di otto figli di una famiglia californiana ricchissima, una delle più ricche d’America, con un padre dal carisma virile eccessivo e una madre che a tratti appare apprrensiva e a tratti fredda e distante. Difficile dire qualcosa sui metodi educativi dei coniugi Sedgwick, ma una considerazione di carattere generale possiamo farla: se almeno tre degli otto figli – tra cui la stessa Edie – ha avuto drammatici problemi psichiatrici con numerosi ricoveri a partire dall’adolescenza evidentemente alcune dinamiche della famiglia Sedgwick non funzionavano. Francis detto “Fuzzy”, il padre di Edie, univa a un fisico forte e virile un carattere dispotico e intollerante il che – paradossalmente – è sempre indice di debolezza. Di professione scultore governa come un eroe spartano la famiglia in posti assolutamente meravigliosi quali sono i ranch nei dintorni di Santa Barbara com estensioni immense di terreno, diversi fabbricati, una villa da sogno. Eppure in Fuzzy non è assente una forma di tenerezza: trasmette a Edie l’amore per l’arte e la passione per i cavalli. Secondo alcune testimonianze Edie avrebbe confessato ad alcuni amici che l’origine prima dei suoi disturbi psichici erano da imputare a reiterati tentativi di abuso sessuale da parte del padre, ma come capita talvolta a coloro che abusano di anfetamine, non è da escludere di tratti di una affermazione inattendibile. Sta di fatto che la giovane innamorata dei cavalli e della danza è ricca, fine, intelligente e bella, ma soprattutto dotata di notevole talento. Il talento è come una colata di lava incandescente: se è incanalata nel modo corretto produce tesori di energia, ma se è lasciata scorrere liberamente può diventare distruttiva. Possiamo immaginare che Edie fosse predestinata dalla famiglia a diventare una madre di famiglia e una sorta di aristocratica da salotto, ma il talento artistico e con esso l’anticonformismo quando preme non si lascia limitare entro forme convenzionali. Dopo una serie di vicissitudini giovanili, la giovane emigra a New York presso l’abitazione della nonna materna in Park Avenue.

L’INCONTRO CON ANDY WHAROL E IL SUCCESSO.

Edie Sedgwick compare al momento giusto nel posto giusto: proprio nel momento in cui nel mondo tutto sta cambiando nella seconda metà degli anni Sessanta e soprattutto sta cambiando nella capitale del mondo, a New York cioè il luogo dove nascono tutte le nuove tendenza che saranno poi irraggiate nel resto del mondo. E’ finita l’America raccontata da Francis Scott Fitzgerald e inizia quella narrata da Truman Capote prima e dai beatnik poi.

“Fino ai primi Anni Sessanta la vita sociale a New York era estremamente prevedibile. Tutto era rituale, formalizzato: se qualcuno organizzava una cena in abito da sera, tutti erano in abito da sera. Per il brunch la domenica mattina bisognava vestirsi in un certo modo. Si tenevano tutti attaccati agli Anni Cinquanta, agli standard creati da quelli che frequentavano El Morocco e lo Stork Club, gli standard dei giocatori di polo e delle debuttanti: modelli che erano seguiti dai nuovi ricchi, dagli ebrei e via dicendo. Nessuno diceva mai la verità, la gente raccontava balle. La società era una banda di bugiardi. Fingevano di non essere infedeli. Fingevano di non essere omosessuali. Fingevano di non essere disgustosi. A New York , se si voleva tentare l’arrampicata sociale, o stringere dei rapporti bisognava seguire quelle regole. Edie arrivò proprio nel momento in cui tutte quelle regole venivano distrutte (…). Arrivare tardi a un invito a cena o non arrivarci affatto divenne normale. Le gente cominciava a sniffare o a bucarsi nel bagno. I freak cominciavano a essere ricercati. Si diventava famosi dalla sera alla mattina per i capelli lunghi, perché si portava la minigonna, o magari un reggiseno a colori shocking. C’era una fame disperata di cose nuove (…). La gente poteva lasciarsi andare, mettersi in vista. “Guardatemi! Ho qualcosa da dire! Sono qualcuno! E più diversi si era, meglio era. Basta guardare Edie.”

Joel Schumacher (Edie. Una biografia americana, p. 137)

Frequentatrice assidua e frenetica di tutti i locali trendy newyorchesi e introdotta dal suo scopritore, mentore e pigmalione Chuck Wein, Edie Sedwick entra in contatto con Andy Wharol che resta folgorato dalla bellezza e dal carisma della giovane. Secondo alcuni forse Edie è stata la sola donna di cui l’omosessuale Wharol si sia mai innamorato in vita sua.

One person in the 60s’ fascinated me more than anybody I had never known. The fascination I have experienced was probably very close to a certain kind of love.
(Andy Wharol).

Il figlio di poveri immigrati cecoslovacchi vive a New York con la madre alcolizzata, ma ha dalla sua un carattere testardo: vuole sfondare a tutti i costi e ci riesce nonostante la timidezza cronica e un aspetto debole e malaticcio che rende la sua compagnia non proprio gradevole. Edie riesce a emergere grazie a Wharol che ne fa la protagonista di molte delle sue pellicole underground prive di trama e a inquadratura fissa che gira all’interno del suo laboratorio artistico cioè la famosa factory, un ex fabbrica di cappelli trasformata in un grande open space dove lo sperimentalismo artistico è prioritario. Rompere le convenzioni e trasformare in opere d’arte gli oggetti di consumo più banali sono le linee guida di Wharol: è la nascita della pop art che conosce da subito un enorme successo e una amplissima diffusione.

Nel suo open space Andy Wharol troneggia come un novello Re Sole cui tutti devono adorazione. Ma soprattutto la factory è frequentata da un mucchio selvaggio di falliti senza arte nè parte che si contendono i favori di Wharol il quale, con sovrana indifferenza, ne valuta la rispondenza ai suoi fini artistici e forse anche sessuali: l’eccesso, l’esposizione del corpo, il sesso sfrenato, l’uso di droga sono tutte pratiche non solo ammesse ma anche incoraggiate nella factory. I suoi frequentatori sanno che Wharol ama guardare, piace osservare la degradazione, sembra compiacersi degli atti più sfrenati. Il narcisismo senza limiti è la carta vincente per farsi notare dal padrone di casa, ma c’è un problema: Wharol si stanca presto, si annoia facilmente. Tanto facilmente si innamora di un personaggio, altrettanto velocemente se ne stanca. Per questo dal suo laboratorio passano e trascorrono come meteore i vari Paul America, Paul Morrissey, Gerry Malanga, Billy Name, Andrea Feldman, Baby Jane Holzer, Viva, Nico dei Velvet Underground e molri altri performer cioè un termine che indica vagamente un artistoide che privo di talento e mezzi è costretti a scandalizzare per farsi notare. Loro unica dote è una certa bellezza un po’ carogna nei maschi e un fascino androgino nelle donne: Edie col suo fisico filiforme, magra, i suoi capelli corti tagliatii alla maschietto e i lineamenti aristicratici rispomde pienamente all’ideale femminile di Wharol. Molti di questi pseudo attori/ici, pseudo registi, pseudo fotografi, pseudo artisti finiranno in galera (Paul America) o suicidi (Andrea Feldman), alcuni di loro vivono disordinatamente nella factory dove dormono su materassi gettati sul pavimento o perennemente chiusi in bagno spesso al buio come il fotografo Name. Tutti o quasi hanno problemi di autostima o psichici e quasi tutti sono alcolizzati o drogati: il loro guru è il dottor Roberts, un medico alternativo, che pratica iniezioni di dosi massicce di vitamine e droghe per sostenere i performer nei loro ritmi forsennati i quali mangiano male, dormono malissimo e si vestono anche peggio, ma nonostante ciò hanno la necessità assoluta di essere sempre pieni di energia vitale, di non fermarsi mai, di essere sempre più disinibiti per compiacere Wharol. Del resto la stessa Edie dirà in seguito che una certa indifferenza era una caratteristica di Wharol anche di fronte alla deriva morale e materiale dei suoi collaboratori a causa della droga. Lo stesso Andy tuttavia in modo contradditorio era invece piuttosto morigerato quanto all’uso di sostanze e assolutamento estraneo alla ostentazione pubblica di eccessi. Insomma pare non impedisse agli altri di fare quello che lui stesso rifuggiva. Nonostante gli eccessi il periodo trascorso alla factory corrisponde all’apice del successo e della notorietà per la Sedwick tanto da apparire anche sulle copertina delle riviste di moda, come quella celebre di Vogue dove Edie appare in splendida forma e sorridente mentre indossa un costume da ballerima.

UN PENOSO VIALE DEL TRAMONTO

Il declino di un personaggio pubblico è sempre abbastanza penoso, ma quello che ha riguardato Edie Sedgwick procura un’impressione simile a quella di un luna park vuoto o di un albergo di lusso abbandonato. Edie ed Andy erano una coppia così perfetta da non poter durare. Troppe differenze: Edie passionale, emotiva, energetica, volubile; Andy freddo, spesso cinico, distaccato, anafettivo. Edie a un certo punto della sua carriera vuole fare il salto di qualità, si è stufata di essere la protagonista dei film di Wharol in cui la trama è azzerata e i personaggi ripetono sempre le stesse posture e movimenti a rappresentare il tedio esistenziale e l’insignificanza di una quotidianità sempre identica, sempre più insopportabile, sempre più priva di interesse. In altre parole nei film di Wharol non succede assolutamente nulla e l’immagine è sempre fissa a filmare una minuscola cucina economica (Kitchen, 1965), delle scene di violenza verbale (Vinyl, 1965) sulla falsariga di Arancia Meccanica di Anthony Burgess con alcune connotazioni sadomaso, una simulazione di amplesso (Beauty n.2, 1965). Edie sogna Hollywood e diventare una attrice professionista di film anche commercialmente di successo, fuori dalla nicchia sperimentalista e d’essai in cui la costringe Wharol in ciò incoraggiata anche da un abboccamento avuto col regista francese Roger Vadim.

Il secondo elemento che raffredda i rapporti fra i due è il presunto flirt che avrebbe legato Edie a Bob Dylan dopo che questi si è recato in visita alla factory di Wharol: che tra i due sia nata una calorosa simpatia e forse anche qualcosa di più e probabile, che Wharol pur essendo omosessuale sia stato geloso di Edie e in qualche modo abbia temuto la concorrenza di Dylan è ancor più probabile considerando che si può considerare il padre artistico della Sedgwick e che come, come tutti i padri, abbia temuto che la sua figlioccia artistica potesse spiccare il volo verso altri lidi. Ma sta di fatto che, qualsiasi siano stati i veri motivo, la separazione si consuma e da quel momento per Edie Sedgwick inizia un rapido declino che la porterà ad abusare sempre di più di droghe e intensificherà la sua fragilità psichica fino a condurla a ripetuti ricoveri: inoltre Edie comincia a essere pericolosa per gli altri oltre che per se stessa: il suo appartamento e la sua camera al Chelsea Hotel di Manhattan vanno a fuoco nel primo caso perchè si addormenta con la sigaretta accesa, nel secondo a causa di alcune candele accese che saggiamente Leonard Cohen gli aveva consigliato di spostare solo qualche giorno prima. Edie si ustiona leggermente e resta senza dimora anche perchè i genitori nel frattempo le hanno tagliato i fondi a causa della sua prodigalità compulsiva: si rifiuta di prendere mezzi pubblici o taxi, per i suoi spostamenti utilizza solo limousine a nolo, compra quintali di vestiti costosissimi, mangia solo al ristorante, spende somme importanti per le droghe di cui ormai non può più fare a meno.

E’ impressionante vedere come anche il fisico e il suo volto cambiano: la sua magrezza filiforme una volta sinonimo di eleganza cool diventa quasi scheletrica, i tratti del volto si induriscono, il trucco pesante la involgarisce. Quello sguardo ingenuo con gli occhi sgranati e il volto luminoso e aperto che hanno fatto la sua fortuna sono scomparsi per sempre. Torna In California presso il ranch familiare de La Laguna presso il buen retiro di Santa Barbara. Si presenta un ultima chance di recupero: viene contattata dal produttore cinematografico Robert Margouleff e dal regista David Wiesman per girare una sorta di docufilm sulla sua vita a New York dal titolo Ciao! Manhattan (1972).

Si tratta di una produzione dal costo preventivato di circa 50.000 dollari che lieviterà fino a cinque volte tanto a causa del prolungarsi delle riprese, delle intemperanze della Sedgwick che dimentica le battute, non si presenta sui vari set alcuni dei quali decisamente non convenzionali come l’interno prosciugato di una piscina o un gommone su cui si svolge una scena orgiastica, oppure oppone una ostinata e irritante capricciosità che la rende insopportabile. Con lei partecipano alle riprese altre vecchie glorie dell’entourage di Wharol come Paul America, Viva, Baby Jane Holzer cui si aggiungono personaggi della scena beat come Allen Ginsberg.

Il film diventa presto un cult, ma intanto le condizioni psicofisiche di Edie declinano uleriomente: entra in un gruppo di bikers patiti di Harley Davidson dove prosegue le sue esperienze con le droghe e viene ricoverata presso il Cottage Hospital di Santa Barbara dove era nata 28 anni prima. Qui conosce il suo futuro marito Michael Post col quale si sposa e parte in viaggio di nozze verso un luogo di villeggiatura nudista. Morirà a causa di un iperdosaggio di sonniferi durante il sonno la notte del 16 novenbre 1971 ad appena quattro mesi dal matrimonio.

FASCINO E CARISMA.

Edie Sedgwick è diventata una icona della cultura pop nonostante non avesse in ambito artistico nessun attributo particolare: era brava a ballare, ma non era una ballerina professionista, non era una cantante come Nico dei Velvet Underground, non era una attrrice professionista, non era una fotografa nè una regista. Era una performer che ha conosciuto il successo grazie al suo carisma magnetico. Cosa è il carisma e da cosa derivi non si può definire con precisione: ha certamente a che fare con la bellezza e la Sedgwick bella lo era. Ma non era una bellezza convenzionale o stereotipata, da rivista anche se posò per Vogue; ha indicato forse un nuovo modo di essere donna, non più la bellona formosa magari bionda sul modello di Marilyn o la bruna elegante e raffinata come Jackie Kennedy. La sua è stata un genere di bellezza originale dal sapore vagamente androgino per via dei capelli corti e il fisico filiforme, uno stile e delle posture leggiadre e infantili, una voce lenta e suadente. Ma soprattutto il carisma deriva da una dote che riguarda il temperamento: tanto più ci si dimostra indipendenti, liberi da legami, pulsionali e ricchi di energia vitale tanto più si ha carisma. L’rrequietezza entro certi limiti fa vivere intensamente e chi vive intensamente per sua natura non può essere standardizzato. Il carisma ha qualcosa di felino, di sinuoso e di inafferrabile. Edie Sedgwick è stata una donna inafferrabile e perciò carismatica sotto molti punti di vista.

Da segnalare infinee l’ottimo film Factory girl del 2006 che ricostruisce la breve parabola artistica di Edie Sedgwick: Sienna Miller e Guy Pierce interpretano bene i due personaggi di Andy Wharol e Edie, la glaciale freddezza del primo, la carismatica carica vitale della seconda.



Categorie:bio - autobiografie

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