L’UOMO IN MENO (Atto VIII ed ultimo).


DRAMMA EPICO – CALCISTICO.

ATTO VIII

In meeting room Javier Montecristo era seduto con le spalle rivolte proprio al condizionatore che buttava fuori un’aria gelida e penetrante manco si fosse trovato su un ghiacciaio a tremila metri di quota. Davanti a lui attorno al tavolo ovale c’erano il Presidente Alain Borieux, la signorina Akagawa e la mole enorme e melliflua come fosse stato un immane muffin del Direttore Sportivo Raffaello Specchiante. Non ci era più tornato in quella sala dal giorno in cui gli dissero che sapevano che lui fumava di nascosto. Javier si dolse del fatto di non aver accolto quel segnale d’allarme, di non averlo ascoltato e di non essersi immediatamente accorto che doveva darsi da fare per cambiare aria.

Sul tavolo c’era una bottiglia già aperta di acqua naturale “Evian” e per giunta di plastica. Anche il bicchiere davanti a lui era di plastica e con una lieve crepa. Javier, non avrebbe saputo nemmeno lui dire perché, con una punta di invidia pensò al padrone di un negozio di ortofrutta che aveva visto una volta scaricare cassette di ortaggi da un furgone fischiettando allegramente al sole. La moquette blu dava al contesto un‘aria monocroma e quindi istituzionale. Capì che dopo il Getsemani era arrivato anche per lui e nel suo piccolo era giunto il momento di affrontare il suo personalissimo Sinedrio.

-Dunque caro Javier noi siamo molto diretti quindi direi di non perderci in preamboli.-

Disse monsieur Borieaux con la faccia impassibile di un uomo abituato a vincere.

-I suoi gesti di insubordinazione non sono piaciuti alla società. Quindi noi le diciamo che abbiamo deciso di cederla alla fine della stagione.-

Silenzio.

-Vuole dire qualcosa signor Montecristo?- inteloquì miss Akagawa.

-Ci sarebbero molte cose da dire miss Akagawa. Primo, nella partita col Genoa nessuno si è smarcato per ricevere il mio passaggio; secondo sostituire me nella partita con la Juve non è servito a nulla perché abbiamo pareggiato 0 a 0; terzo sono io che chiedo la rescissione del contratto. Abbiamo ancora due anni di contratto con un ingaggio piuttosto importante. Diciamo le cose come stanno: siete rimasti delusi dal mio rendimento e già da tempo avevate deciso di cedermi. Rappresento un costo troppo elevato per la società, non è vero? Quindi in un modo o nell’altro era necessario mettermi in condizioni di andarmene. Ma dire ai miei compagni di boicottarmi in campo è stato ignobile. Nessuna squadra prende un vecchio giocatore in declino a quelle cifre e voi lo sapete benissimo. Quindi vi faccio la seguente proposta: rescissione del contratto consensuale, senza buonuscita. Io me ne vado a fine stagione, voi risparmiate due anni di ingaggio. A proposito non temete: non dirò a nessuno quello che è successo con Garzinho anni fa. E da domani riprendo a fumare.-

L’accordo proposto da Javier fu accettato.

Fra le clausole dell’accordo ce n’era una che non era stata stipulata, ma che venne immediatamente applicata: Javier Montecristo nei restanti otto turni di campionato non vide più il campo restando tenacemente avvitato alla panchina in cinque occasioni e in altre tre spedito direttamente in tribuna. Un’umiliazione imprevista che Javier decise di accettare di buon grado perché qualcosa in lui era cambiato: semplicemente non gliene fregava più niente né dell’Ambrosiana, né del calcio, né della sua carriera futura per l’ottima ragione che decise che quella in corso sarebbe stata la sua ultima stagione.

Dopo la terza panchina consecutiva un imbarazzatissimo Vanadiumovic cercò di spiegargli i motivi della scelta. Con la massima nettezza e senza levantinismi gli disse chiaro e tondo che gli era stato detto di non farlo giocare. E naturalmente gli sarebbe stata anche tolta la fascia di capitano che sarebbe stata assegnata all’attaccante brasiliano Apuleios.

Le telecamere nei giorni successivi e fino alla fine del campionato inquadrarono Javier Montecristo in tribuna intento a fumare come un turco mentre l’Ambrosiana dei 21 punti a disposizione ne conquistò solo 10 finendo malinconicamente fuori dalla zona coppe europee. Infine, all’ultima giornata di campionato quando ormai i giochi erano fatti, venne portato in panchina. I mass media sportivi immaginarono un suo ingresso in campo magari a pochi minuti dalla fine per salutare il pubblico, ma così non avvenne.

Javier Montecristo fu l’unico fra i 44 capitani del Milan e i 26 dell’Inter prima della fusione nell’Ambrosiana a non poter salutare il pubblico dal campo.

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Categorie:L'uomo in meno

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