I GRANDI DISADATTATI [off topic]


 

Ho letto alcuni capolavori di Fiodor Dostojevskij e dopo di essi anche alcune altre opere considerate “minori”. Senonché un’opera minore di Dosto equivale ai capolavori di tanti altri conclamati scrittori.

I tre grandi monologhi di Dosto “Memorie del sottosuolo”, “La mite”, “Il sogno di un uomo ridicolo” presentano due caratteristiche formali cioè di stile: sono appunto, monologhi e hanno per protagonista la figura del Grande Disadattato ossia un personaggio solo, incapace quasi di badare a sé stesso, alla mercé di gente ben più scaltra. Del resto la figura del Grande Disadattato non è nuova nella letteratura russa, basti pensare ad esempio alla figura di Oblomov nell’omonimo capolavoro di Ivan Goncarov. Il tema che riguarda il Grande Disadattato raggiungerà il suo vertice nell’immane capolavoro di letteratura cristiana de “L’Idiota” dove lo stesso protagonista principale, il principe Myškin, considerato da tutti un mentecatto solo perché mite e di animo nobile, è immagine umana di innocenza infantile quasi evangelica.

Ecco la mia personalissima classifica dei grandi romanzi che hanno avuto come protagonista un Grande Disadattato:

1.Fiodor Dostojevskij, L’Idiota.

Il Grande Disadattato in questo caso è un nobile ammalato di nervi reduce da terapie psichiatriche che tenta di reinserirsi in società. Sarà deriso e considerato da tutti, dai grassi e opulenti benestanti come dai miserabili derelitti, un povero idiota. L’unica ad averne compassione  e a capirne l’elevatezza morale nonostante sia affascinata dal denaro e dal lusso e quindi apparentemente frivola, sarà un indimenticabile personaggio femminile. Profondità insondabili dell’animo femminile.

2.Jerzy Kosinski, L’uccello dipinto.

Il Grande Disadattato è un adolescente vagabondo che tutti tendono a scansare e a emarginare come appunto fanno i corvi con gli uccelli che i ragazzi di certe realtà rurali del passato per scherzo crudele dipingevano a colori sgargianti. Commovente.

3.Daniel Keyes, Fiori per Algernon.

Dal romanzo fu tratto un romanzo vincitore di premi hollywoodiani.  Il Grande Disadattato è un disabile adulto in cura presso i servizi sociali che, grazie a una cura rivoluzionaria, recupera temporaneamente le piene facoltà mentali e con esse la capacità di “vedere” cosa è realmente il mondo.

4.Walter Trevis, L’uomo che cadde sulla terra.

Altro capolavoro in cui il Grande Disadattato è rappresentato da un alieno che arriva sul nostro pianeta in cerca di aiuto. Troppo intelligente ed elevato per essere compreso dagli umani sarà ridotto ad uno stato poco più che larvale dal potere politico e da un manipolo di scienziati ignoranti.

5.James Herlihy, Un uomo da marciapiede.

Qui i Grandi Disadattati sono due: lo storpio e mendicante Enrico detto Rico e Joe Buck, alto, bello e forte, ma terribilmente incapace di adattarsi alla spietata realtà urbana di New York. Città che io personalmente pur non essendoci mai stato trovo psicologicamente aberrante.

Tutti i romanzi che ho letto e che hanno per protagonista un Grande Disadattato presentano inoltre due caratteristiche sostanziali:  in primo luogo finiscono in modo alquanto amaro per i loro protagonisti i quali restano invariabilmente degli emarginati. Del resto, mai come in questo caso la letteratura di cui stiamo parlando è non solo realista, ma anche realistica: la società moderna che utilizza l’efficienza tecnocratica anche nella cura dei diversi è così priva calore umano verso gli  emarginati di tutte le categorie che pare se ne occupi perché altrimenti desterebbe troppo scandalo lasciarli al loro destino.

Per ora: credo infatti si avvicini il momento in cui, magari sotto il velo dell’amorevolezza e della “libertà di scelta”, i disadattati di vario genere siano amorevolmente sospinti e affettuosamente convinti a sparire senza troppi clamori come già accade per disabili anche minori, vecchi e perfino persone etichettate come depressi (Belgio) o persone che “ritengono di aver concluso il loro ciclo di vita”.  Non mi stupirò troppo se domani toccherà anche ad altre categorie considerate “socialmente inutili” come i disoccupati: del resto, come ammoniva Nietzsche, cioè a modo suo un altro Grande Disadattato, “non guardare troppo l’abisso o sarà l’abisso a guardare te”.

In secondo luogo gli autori che hanno narrato le vicende dei Grandi Disadattati erano tutti, parlo sempre solo ed esclusivamente dei romanzi che conosco, a propria volta dei Grandi Disadattati: Dostojevskij era preda di angosce esistenziali così intense da essere invalidanti ed ha passato alcuni anni della sua vita fra i rigori delle carceri siberiane; Jerzy Kosinsky si è suicidato così come Herlihy; infine Walter Trevis era potentemente alcolizzato. Che io sappia l’unico a non avere patito disagi rilevanti è stato Daniel Keyes

Ma torniamo ai tre grandi monologhi dostojevskianj anzi a solo due giacché “Memorie del sottosuolo” per il suo valore fondativo di tutta la narrativa del grande russo, merita una trattazione a parte. Quello che fa impressione de “La mite” e de “Il sogno di un uomo ridicolo” è la qualità stessa del monologo: ritmico, ossessivo e a tratti agghiacciante.

La solitudine echeggia come passi notturni in una piazza deserta alla de Chirico immersa in un silenzio quasi metafisico; i ragionamenti dei monologanti protesi all’analisi psicologica dei loro pensieri e azioni martellano sulla pagina con un ritmo incalzante che tiene incollato il lettore alle parole; le implicazioni metafisiche sempre presenti nella narrativa di Dosto aprono scenari di speranza di una bellezza incomparabile che mitigano il cupo abisso di disperazione che alimenta l’intero monologo.

In poche pagine c’è un concentrato di “densità tematica” così intensa che pare alla conclusione di avere letto un romanzo di mille pagine: si può udire perfino la voce disperata del marito che veglia la moglie morta ne “la mite” mentre esamina spietatamente i moventi psichici che hanno condotto la moglie all’apatia e rievoca le circostanze accidentali che l’hanno condotta al suicidio.

Seguiamo col cuore in gola la confessione di colpevolezza de “l’uomo ridicolo” quando comprende di avere corrotto e abbruttito un intero popolo immaginario di un pianeta sconosciuto. O forse no, non immaginario, perché lui giura di averlo veramente visto e conosciuto quel popolo e si resta così indecisi se il suo è stato il resoconto di un pazzo o la cronaca obiettiva di un evento realmente accaduto.

Per me comunque non ci sono dubbi: gran parte della grande letteratura l’hanno fatta i Grandi Disadattati autori o personaggi che fossero.

 

 

 

 

3 replies

  1. Era da giorni che mi chiedevo che fine avessi fatto!!! Ed eccoti qua con un post interessante e io ho preso già appunti per la mia lista. Anch’io ho fatto una lista dei personaggi folli della letteratura che sono bel diversi dai disadattati come il protagonista di Fiori per Algernorn ma sinceramente Oblomov non è, per me, né un disadattato e né un folle è un personaggio che fa una scelta consapevole di farla. Oblomov mi ricorda mio figlio quando un anno fa mi chiese “E’ meglio una vita tranquilla o una vita felice?”, la vita tranquilla è far passare il tempo senza scossoni e vivere nella comfort zone insomma alla Oblomov oppure una vita felice e cioè progettare per migliorare ed evolversi, alla domanda ho risposto la seconda ma non discuto la scelta di Oblomov inoltre questo personaggio voleva in un certo senso rappresentare la borghesia russa di quel periodo e forse proprio qui è la grandiosità del libro e del personaggio che resiste alla Storia in maniera incredibile.
    Per quanto riguarda “Memorie dal sottosuolo” che dirti? Hai letto Caro vecchio neon di David Foster Wallace? Ecco secondo me è la versione moderna o meglio postmoderna di Memorie dal sottosuolo. I monologhi non sempre sono affascinanti anzi anche un po’ noiosi ma ultimamente ho letto Il buon soldato e devo essere sincera dipende da chi li scrive e imposta!
    Ciao e grazie…. scrivi un po’ di più 😉

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    • E’ sempre un piacerone leggere le tue acute osservazioni da esperta lettrice.
      Diciamo che Oblomov a differenza degli altri Grandi Disadattati presentati nell’articolo si è marginalizzato per scelta e non costretto dalle condizioni psichiche o fisiche. Certo è che Oblomov è uno dei personaggi della letteratura mondiale meglio riusciti, la sua totale inattività è una forma di saggezza per certi versi simile all’otium dei latini cioè un riposo che tende – o vorrebbe tendere – alla serenità dell’animo.
      Un altro Grande Disadattato è il protagonista de “Il giovane Holden” di Salinger, ma non avendolo letto non posso dirne nulla. Certo si può fare una recensione sui Grandi Folli o anche sui Grandi Perdenti della letteratura mondiale. Tra i primi inserirei senz’altro il protagonista de “La corsia numero 6” di Anton Cechov, tra i secondi la famiglia Buddenbrook di Thomas Mann o alcuni personaggi dei racconti di Raymond Carver. “Caro vecchio neon” è una lacuna che devo colmare, lo farò appena possibile. Anche a me piacerebbe scrivere di più, ma servirebbero dei collaboratori e inoltre per scelta mi limito solo a ciò che ho letto integralmente prendendomi tutto il tempo necessario.

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  2. Sì Oblomov è un saggio che può farti anche innervosire! La corsia numero 6 mi sembra giusto e su Thomas Mann devo stendere un velo pietoso, non riesco a leggerlo. La montagna incantata e i Buddenbrook mai terminati e Morte a Venezia finito e non è scattato niente insomma Mann è un grande scrittore ma non riesco a farmelo scendere. Ci sono scrittori che ti fanno innervosire? Ecco potrei scrivere un post, scrittori urticanti!!!
    Anche tu sei un po’ saggio …. Anche a me piacerebbe scrivere di più, ma servirebbero dei collaboratori e inoltre per scelta mi limito solo a ciò che ho letto integralmente prendendomi tutto il tempo necessario…. questa è saggezza
    Ah dimenticavo! Non sono un esperta lettrice diciamo che sono una lettrice sofisticata.

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