BURDICK – WHEELER: A prova di errore.


Se scruti troppo a lungo l’abisso sarà l’abisso a scrutare te.

(Friedrich Nietzsche.)

A prova di errore di Eugene Burdick e Harvey Wheeler, il romanzo di cui parliamo in questa puntata, è un racconto con aspetti di fantapolitica che, per certi versi, presenta parziali analogie con il drammatico contagio virale che ci angoscia.

Il romanzo edito da Longanesi è datato (1963) e quindi purtroppo è quasi introvabile se non usato. Dal libro è stato tratto un celebre film del regista Sidney Lumet dal titolo Fail Safe anch’esso irreperibile sulle piattaforme streaming. Ma se potete contare su una buona rete interbibliotecaria potete trovarlo. Quali sono le analogie con la presente crisi virale? Innanzitutto anche in “A prova di errore” la catastrofe accade improvvisa, in modo quasi fulmineo; in secondo luogo si agisce troppo tardi per impedire il disastro; infine non resta che scegliere il meno peggio per limitare i danni. Il tema della disintegrazione planetaria ovviamente non rappresenta una novità nella letteratura non solo americana, ma mondiale. Ci sono autori non necessariamente di fantascienza che sul genere catastrofico hanno costruito la loro fortuna letteraria come Kurt Vonnegut che, sia pure in modo goliardico e paradossale, descrive nei suoi romanzi i modi che possono determinare la fine della civiltà. Tuttavia “A prova di errore” non è propriamente un romanzo di fantascienza e non esattamente neanche di fantapolitica, assomiglia piuttosto a un capolavoro della letteratura russa dove tutta la vicenda ruota attorno a un rovello morale e dove l’analisi della psocologia dei personaggi è fondamentale. Il romanzo si può assegnare piuttosto al genere del “fantapresente” perchè non immagina nulla, ma piuttosto presenta allo sguardo del lettore una situazione già in essere e pienamente operativa: esistono già le condizioni materiali e i dispositivi tecnico-scientifici per un olocausto, ma anche – ed è questo il vero problema – gli uomini adatti perchè ciò possa avvenire.

Basandosi sul postulato della fallacia della natura umana, della fallibilità delle macchine e dell’infallibilità del calcolo matematico, il nostro romanzo è purtroppo un romanzo “vero”. L’incidente potrà non accadere nel modo da noi descritto, ma le leggi della probabilità ci assicurano che, prima o poi, un incidente si verificherà. E la logica del ragionamento politico conclude che, a quel punto, l’umanità non avrà che una sola via di salvezza: la scelta del disastro minore.”

(Burdick e Wheeler, prefazione di “A prova di errore”)

Vale la pena spendere due parole sullo stile: gli autori Burdick e Wheeler sono due reporter e si vede. Il racconto, come un buon saggio giornalistico, procede spedito, teso e incalzante con un ritmo ascendente fino a culminare nel dramma finale. Il linguaggio del testo è perfettamente equilibrato con un mix ottimamente riuscito fra cronaca giornalistica e il pathos tipico dei migliori thriller. Il lettore resta incollato alla pagina e segue, scandita ora dopo ora lungo una sola singola giornata, il dipanarsi della vicenda.

 

LA TRAMA

In pieno clima di guerra fredda fra USA e URSS nella centrale operativa militare americana che controlla la dislocazione degli ordigni nucleari sullo scacchiere planetario si verifica un banale episodio assolutamente ordinario: un aereo commerciale fuori torta a causa di un’avaria viene seguito dai radar sul confine fra Mar Glaciale Artico e Canada finché non si verifica l’effettiva natura civile del velivolo che quindi risulta del tutto innocuo. Tuttavia per precauzione in attesa di verifiche sei squadre di bombardieri ciascuno dei quali armato con due bombe H da venti megatoni raggiungono i rispettivi punti di “fale safe” ossia i punti in cui gli aerei devono stazionare a ridosso del confine sovietico in attesa di dirigersi verso la Russia qualora gli Stati Uniti subissero un attacco nucleare.
Una volta verificato che il velivolo fuori rotta non è un bombardiere sovietico ma un banale aereo commerciale l’allarme presso la centrale operativa militare cessa, ma a causa di un guasto a uno dei sofisticati calcolatori che automaticamente prendono le decisioni al posto dell’uomo, viene diramato l’ordine di attacco nucleare a una delle sei squadriglie di bombardieri americani: gli aerei abbandonato il punto di “fail safe” in cui stazionavano e si dirigono verso Mosca al fine di compiere un bombardamento atomico. Il romanzo è la narrazione dei vari tentativi che sono effettuati dal governo americano in collaborazione con quello sovietico per abbattere gli aerei prima che sgancino il loro carico di morte sulla capitale russa.

 

LA GUERRA ETICA ESISTE?

Il tema prevalente del romanzo riguarda il fatto se possa esistere o meno una guerra etica o necessaria o giusta. Si fronteggiano due opinioni: quella di alcuni esperti di strategie belliche da una parte che ragionano in base a freddi calcoli statistici e di alcuni politici dall’altra in cui emergono anche preoccupazioni di carattere morale. Secondo l’opinione di questi ultimi la guerra, specialmente quella termonucleare non può avere ne’ vinti né vincitori perché tutta la civiltà umana sarebbe distrutta. Ma secondo alcuni degli strateghi di professione la guerra, anche quella nucleare ha, come tutte le guerre, un vinto e un vincitore. La questione è semplice nella sua pragmatica crudezza: una potenza – poniamo gli Stati Uniti – può rinunciare al suo arsenale nucleare oppure rinunciare a utilizzarlo. Ma che succede se fosse un’altra potenza – poniamo l’URSS – ad attaccare? A quel punto gli USA dovrebbero contrattaccare o no? Nel primo caso una delle due civiltà sarà distrutta meno delle altre, nel secondo una sola cesserà di edistere, ma il problema da militare diventa idrologico: e’ meglio sopravviva la civiltà occidentale regredita a livelli pre industriali a prezzo della distruzione dell’emisfero orientale o che gli USA, pur distrutti, rinuncino a ritorsioni salvando una parte del pianeta consentendo il prevalere della civiltà sovietica ? Ampia parte del dibattito nel corso del romanzo verte attorno a questo tema in cui si misurano progressisti e conservatori, falchi e colombe, pacifisti moralisti e pragmatisti iperrealisti.
Ma è evidente che scegliere fra due alternative come quelle presentate dal racconto non può avere come paradigma quello di una guerra classica che vede opposti due contendenti in uno schema che preveda un vittorioso che prevale o uno sconfitto che raramente è completamente distrutto..
Non è possibile però equiparare una guerra di stampo tradizionale con una crisi pandemica perché in quest’ultimo caso siamo di fronte a una guerra in cui non esistono amici e nemici, non esiste la possibilità di arrendersi al nemico ponendo fine alla guerra e nemmeno quella di stipulare una convenzione di pace. Qui finiscono le contese fra opposte ideologie, fra visioni politiche divergenti ed esiste una sola possibilità: quella di fare fronte comune contro il comune nemico.

Il nostro futuro, le nostre vite – sembrano suggerire i due autori – sono appese a un filo che dipende dalla cura o dalla negligenza del personale umano, dal corretto funzionamento delle macchine proposte alla nostra sicurezza, dalla capacità di prendere decisioni rapide dei governi. È sufficiente un banale incidente, una piccola negligenza, una colpevole leggerezza e un ecatombe di proporzioni apocalittiche può accadere. Chi sono gli uomini cui è affidato il destino dell’umanità? Possono essere scienziati o dei tecnici altamente specializzati come in “A prova di errore”, ma in un caso come nell’altro si tratta di uomini che, come tutti gli uomini, sono fallibili.

TUTTI COLPEVOLI

Nel romanzo Burdick e Wheeler rappresentano con estrema precisione il carattere dei tecnici della guerra: persone che hanno votato alla scienza e alla tecnica tutte le loro energie, dei monaci laici dediti esclusivamente alla loro vocazione tecnica o scientifica. Uomini dotati dalla natura di grandi capacità razionali e analitiche, dal quoziente intellettivo nettamente superiore alla media, in grado soprattutto di lavorare alacremente per compiere il loro dovere. Se necessario anche scatenare un attacco termonucleare . Persone che amano teneramente mogli, mariti e figli eppure capaci di progettare un ordigno bellico dalla potenza devastante; in questa stridente contraddizione è concentrata tutta l’ambiguita’ dell’essere umano. L’ultimo alibi è rappresentato dal senso del dovere in nome del quale si possono compiere le peggiori nefandezze oppure dalla fanatica convinzione di essere dalla parte giusta della storia. Il professor Groeteschene uno dei personaggi, incarna alla perfezione lo scienziato politico che ragiona in termini esclusivi di sconfitta del comunismo sovietico perché minaccia il primato americano, ma come lui ragionano i burocrati sovietici. I politici che costellano il romanzo a cominciare dal Presidente degli Stati Uniti appaiono vittime delle circostanze incapaci di fermare l’infernale meccanismo bellico da loro stessi voluto. I militari infine, forse i meno colpevoli di tutti, costretti come sono a eseguire gli ordini della politica. Eppure, insinuano gli autori, è sufficiente richiamarsi al proprio dovere per essere esonerati da qualsiasi colpa? La causa del male è collettiva e riguarda sia i teorici della scienza politica che pianificano la guerra, che i governi che la finanziano che l’apparato militare che esegue ordini aberranti per dovere.
Come se ne esce? Da una guerra se ne può uscire solo applicando una “ pragmatica della comunicazione” in cui uno dei due contendenti rinuncia a rilanciare la discussione provocando così una rinuncia analoga da parte dell’avversario.
Ma nel caso di una pandemia nessuna mediazione è possibile.
Per i due autori é fuori discussione che in ogni caso la tecnica e la scienza sia essa applicata agli armamenti, alle manipolazioni genetiche o allo studio di nuovi virus non può e non deve essere autonoma. Mai. Occorre un perimetro invalicabile, un solido muro che impedisca utilizzi potenzialmente pericolosi di qualsivoglia ricerca. Occorre un ordine etico o una metafisica dei costumi cui la ricerca tecnico-scientifica si deve attenere. Perchè questo accada occore conservare il senso della sacralità della vita, tenersi lontano da quell’abisso cui Nietzsche invitava caldamente a non guardare: “se non ti guardi dall’abisso, sarà l’abisso a guardare te.”
Una legge etica suprema lo esige: così come nella quotidianità anche per la tecnoscienza non tutto è permesso solo perché è possibile

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