Julius Evola, i beatnik e il buddhismo.


Pochi sanno che Julius Evola (1878 – 1974) il filosofo, pensatore ed esoterista esponente di punta della corrente filosofica della Tradizione si è occupato anche di letteratura americana.

Lo ha fatto particolarmente in una delle ultime opere, Cavalcare la tigre. Orientamenti esistenziali per un’epoca della dissoluzione del 1961. In essa Evola prende in esame un tipo di uomo speciale definito l’uomo differenziato ossia un uomo legato ai valori tradizionali in un’epoca, come l’attuale, in cui tali valori sono rovinati o in netto declino. In sostanza il libro si configura come una sorta di manuale di sopravvivenza per coloro che sono costretti a vivere, loro malgrado, in una società ormai smarrita e in via di rapida dissoluzione. Per dissoluzione si deve intendere in questo caso un processo di degrado morale destinato a concludersi con una catastrofe o palingenesi a partire dalla quale sarà forse possibile ricostruire una nuova umanità fondata sui valori tradizionali cioè i valori di sempre basati su concetti esistenziali quali fedeltà, lealtà, onore, virilità secondo un modello che potremmo definire spartano e una metafisica non religiosa ossia svincolata dalla morale borghese o dal rigido dogmatismo delle religioni positive ossia visibili che di autenticamente sacro non conservano più nulla. La metafisica tradizionale per Evola è vagamente riconducibile alla filosofia platonica e al buddhismo specialmente riguardo alcuni concetti non teisti e non creazionisti quali la preesistenza delle anime e l’autonomia dell’individuo responsabile delle sue scelte in base alla legge dei nessi causa – effetto altrimenti detta legge karmica nel buddhismo delle origini.

A prescindere dalle sue posizioni filosofiche Julius Evola si è occupato anche della generazione di scrittori della beat generation e lo ha fatto richiamandosi a due aspetti tipici del suo pensiero: il “regime dei residui” e la “seconda religiosità”.

Per “regime dei residui” Julius Evola intende la cultura borghese affermatasi dopo la Rivoluzione francese fondata sul liberalismo economico e il relativismo etico: l’uomo differenziato che vive nella congiuntura storica attuale se non può accettare il mondo decaduto scaturito dalla modernità fondamentalmente nichilista, materializzato e bruttificato, non può accettare nemmeno quello residuale che lo aveva preceduto modellato dalla cultura liberale boghese ed in via di superamento con le sue precarie certezze già invecchiate quali matrimonio, proliferazione, reddito stabile, benessere materiale, etc. L’uomo differenziato evoliano non può adattarsi a nessuna di queste due modalità pur nella consapevolezza di non poter ripristinare il mondo della Tradizione. Tuttavia questo tipo umano ha sempre il dovere di agire secondo il motto per cui

se non puoi cambiare nulla di ciò che è errato, impedisce a ciò che è errato di cambiare te.

L’uomo differenziato in pratica deve innanzitutto istituire una linea di difesa interna (Ernst Junger) che argini la colonizzazione dello spirito da parte della corrotta cultura moderna agendo in base a principi di ordine etico per cui ad esempio un lavoro ben fatto è premio a se stesso (Charles Peguy) senza attendersi gratifiche da parte di altri ed esercitare, sul modello dei filosofi greci, la paternità spirituale trasmettendo i valori della Tradizione a chi appare predisposto ad apprenderli.

In questo quadro prende l’avvio la considerazione di Evola verso i beatnik americani quali Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Ken Kasey e altri. Costoro, secondo Evola, sono senz’altro dei rappresentanti della corruzione giovanile, i prototipi del nichilismo dei giovani moderni smarriti e privi di orientamento etico, totalmente incapaci di una progettualità costruttiva. Le loro avventure fini a se stesse e al soddisfacimento di voglie sessuali disordinate e disperate – sul modello di “Sulla strada” di Kerouac – sono funzionali alla distruzione della normalità che per Evola e altri filosofi della stessa corrente è rappresentata dalla società tradizionale non solo pre borghese e pre rivoluzionaria, ma per perfino pre cristiana e pre greca e le cui origini affondano nella notte dei tempi. Il giudizio evoliano sui beatnok dunque non può che essere negativo. Tuttavia Evola riconosce al movimento beat un merito: quello della coerenza: i beatnik infatti se da un lato ribadiscono col loro stile di vita il degrado tipico della modernità, dall’altro rifiutano il regime dei residui cioè il conformismo borghese. Questo rifiuto è valutato da Evola positivamente poichè almeno non pretende di opporre all’orrida modernità una cultura decadente e ormai residuale come quella borghese. In ciò, conclude Evola, i beatnik, gli hippies e i sessantottini sono da apprezzare perchè hanno capito che alla desacralizzazione e all’antitradizionalismo del vivere tipico della modernità è inutile contrapporre una forma residuale quasi altrettanto desacralizzata e antitradizionale come il liberalismo borghese. Sarebbe come pretendere, aggiungiamo noi, di voler sostituire un mulo con un asino anzichè che con un cavallo.

se il discorso cade sull’anticonformismo e sul rigetto del sistema borghese, assai di frequente ho potuto rilevare nei giovani una singolare incongruenza: mentre insisitono sul piano politico e ideale in un atteggiamento rivoluzionario, troppo spesso, esistenzialmente, nella vita pratica essi finiscono col soggiacere in modo desolante alle routines dell’aborrita vita borghese (ad es. sposandosi, accasandosi tranquillamente, prolificando), trovandosi ancor più nella necessità di “sistemarsi” nell’attuale società e via dicendo. Francamente il tipo autentico del beat (non quello buffonesco e snob del Piper), benché deteriore, a tale riguardo mi sembra più coerente. Ed io apprezzo molto la coerenza.

(Cavalcare la tigre, p.218)

Come accennato oltre al concetto di regime dei residui di matrice borghese Evola sottolinea quello di seconda religiosità: quest’ultima altro non è che un sottoprodotto adulterato, impoverito e per certi versi grottesco della “religione prima” o per dirla in termini evoliani della metafisica tradizionale. La stessa religione cristiana per Evola è una versione impoverita della metafisica originaria, un suo derivato succedaneo che degli insegnamenti tradizionali non conserva che un pallido riflesso. La religione cristiana non sarebbe che un corpo in avanzato stato di deomposizione su cui prosperano colonie batteriche cioè ulteriori forme religiose spurie che prosperano sul cadavere come efflorescenze. In sostanza se la religione cristiana risulta dall’impoverimento della metafisica tradizionale, le cosiddette nuove spiritualità come gli Hare Krishna, le religioni legate all’era dell’Acquario o certe forme corrotte di induismo sono a propria volta il risultato che deriva da un cristianesimo allo stadio terminale, in pratica religioni impoverite di una religione impoverita, versioni secondarie di una religione secondarie e in definitiva riserve della riserva.

In questo ambito i beatnik per Evola – particolarmente Jack Kerouac ne I vagabondi del dharma ed Allen Grinsberg – sono colpevoli da avere trasformato il buddhismo da religione nobile e guerriera, fiera e virile in un sottoprodotto sentimentaloide in cui la dimensione virilmente militante è stata sostituita da un vago concetto di universale amorevolezza svenevole e inconsistente. Anche qui vale il discorso relativo al degrado del degrado: così come il buddhismo Mahayana (del Grande Veicolo) sarebbe una corruzione del buddhismo theravada (originario) il buddhismo occidentalizzato dei beatnik è una corruzione del buddhismo theravada.

Il buddhismo dei beatnik dunque è una dimostrazione ulteriore del regresso del mondo della Tradizione nel corso dei secoli (o millenni): lungo un iter discendente tutto ciò che anticamente era sacro è andato progressivamente (o regressivamente) corrompendosi fino a raggiungere forma così impoverite (regime dei residui e seconda religiosità) da aver perso ogni parentela da quella società e da quella metafisica tradizionale che sono o sono state la normalità per le società umane di sempre.



Categorie:Filosofia per tipi curiosi, Il declino del sacro, Julius Evola, Cavalcare la tigre

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