JACK KEROUAC, Sulla strada: la cultura hippy, il sessantotto e la dittatura di Dionisio


 

Jack Kerouac è stato capostipite della corrente letteraria della Beat Generation dagli anni Cinquanta in poi fino all’esaurimento di quell’esperienza letteraria perfettamente incasellata all’interno delle proteste giovanili sessantottesche particolarmente accentuate in America dalla guerra del Vietnam.

La sua massima opera Sulla Strada narra, com’è noto, delle avventure on the road sulle strade d’America ( e del Messico ) di Sal Paradiso alter ego dello stesso Kerouac e Dean Moriarty alter ego dell’amico Neal Cassady con cui lo scrittore era  diventato amico grazie all’intermediazione del guru della beat generation Allen Ginsberg. Kerouac ammirava il vitalismo – non la vitalità, ma il vitalismo – di Cassady, una sorta di giovane spaccone alla Paul Newman nei suoi film più luridi, tanto da farne un personaggio del suo romanzo.

Il cattolicissimo Kerouac proveniente da famiglia tradizionalista di franco canadesi di agiate condizioni economiche si affeziona dunque a Neal così diverso da lui sia sotto il profilo caratteriale, sia circa lo stile di vita, sia riguardo l’estrazione sociale. Allo stesso modo nel romanzo è Sal ad affezionarsi al giovane delinquente, paraculo, egoista, pulcioso e bugiardo Dean, forse affascinato dalla sua irrequietezza incapace di riposo.

Dean è la trasposizione narrativa del superuomo di Nietzsche, colui che vive al di sopra del bene e del male: in lui vige solo la legge dell’assecondamento delle voglie del momento, l’adeguamento alle proprie pulsioni istintuali più immediate che, naturalmente, tendono a concentrarsi attorno a una libidine sessuale e consumistica assoluta, totalitaria e assolutamente fuori controllo.

Durante le loro peregrinazioni attraverso l’America si ha l’impressione che Dean non cerchi solo di accumulare esperienze, ma anche di fuggire da qualcosa senza peraltro avere come meta il raggiungimento di qualcos’altro. Uno stimolo eccezionale alla fuga è certo rappresentato dalle tre mogli che sposa e da cui divorzia regolarmente sospinto da nuovi incontrollabili stimoli superomistici da cui dipende come uno schiavo e che lo costringono a precipitose fughe per evitare di doversi occupare delle famiglie provvisorie che costituisce.

Dean, psicologicamente sradicato da tutto e da tutti, è un uomo in fuga o perché cacciato di casa dalle mogli esasperate che pur amandone il carattere maledetto da bello e dannato non hanno nessuna intenzione di sopportare a lungo le sue continue fughe deresponsabilizzanti o perché Dean non riesce a sopportare l’immobilità fisica ed esistenziale o perché stimolato dalla ricerca del vecchio padre che vive come un clochard da qualche parte nei recessi della periferia americana.

Da New York a Denver e poi a San Francisco Sal e Dean attraversano più volte gli Stati Uniti lungo ronzanti e sonnolente cittadine del midwest, deserti polverosi, centri urbani chiassosi e degradati accompagnati quasi sempre da altri sradicati sempre a bordo di vecchie auto sferraglianti o prese a prestito o rubate lungo il viaggio da Dean.

ALLE ORIGINE DELLO SRADICAMENTO ESISTENZIALE.

Il romanzo di Kerouac  inaugura quello che sarà il motivo portante di gran parte del romanzo americano dagli anni Cinquanta a oggi: il tema dello sradicamento culturale, della perdita di certezza e della fragilità psichica ed esistenziale che ne segue come dimostra l’alto tasso di alcoolismo e tossicodipendenza di molti autori americani. Del resto il disagio fa parte della biografia dello stesso Kerouac e di altri scrittori a lui contemporanei e successivi come Truman Capote, William Burroughs, Ken Kesey, Foster Wallace e tanti altri ancora.

Sulla strada si pone dunque all’origine di quelle correnti letterarie in cui spicca in modo lampante l’elemento soggiacente a gran parte della narrativa americana degli ultimi 80 anni ossia il declino dell’Occidente ormai minato da una specie di malsana voluttà di morte criminalmente alimentata dai certi mass media che hanno trasformato delle leggende nere in miti artistici da additare poi come modello da imitare alla cultura giovanile di massa. Tutti gli autori di cui sopra e altri ancora sono stati iconizzati come guru misticheggianti e orientaleggianti perfino quando alcuni di essi nulla avevano a che spartire, per educazione e per  visione del mondo, con quel tipo di cultura.

KEROUAC, COME STRUMENTALIZZARE  UNO SCRITTORE.

Kerouac di famiglia cattolica e benestante non aveva nulla aveva a che fare con la cultura contestataria da cui nacque la beat generation, il movimento hippy e il sessantotto. e tuttavia è un chiaro esempio di manipolazione mass mediatica. E’ stato infatti iconizzato suo malgrado come l’inventore e il padre fondatore della beat generation ossia di un movimento contestatario che sfocerà nel sessantotto: chiunque oggi abbia minimamente bazzicato la letteratura contemporanea crede che Jack Kerouac ne sia all’origine ed è convinto che fosse uno dei più accesi attivisti contro la politica americana di quel tempo.

E’ vero esattamente il contrario: Jack Kerouac, per sua stessa ammissione, non solo non si sentiva culturalmente affine a quell’esperienza artistica e politica, ma addirittura ne era fiero avversario.

E’ lui stesso a spiegarlo durante un’intervista televisiva ( vedi qui minuto 51.00 circa ): Kerouac definisce la beat generation imparentata col movimento hippy e come prodotto  “di un movimento dionisiaco di una civiltà invecchiata” cioè un movimento influenzato dalla filosofia di Nietzzsche: per il filosofo tedesco infatti è dionisiaco tutto ciò che è istintivo, al di sopra del bene e del male e proteso solo all’assecondamento delle voglie. Più avanti Kerouac afferma che certo la beat generation è all’origine del movimento hippy, ma che la stessa beat generation di cui è padre è stata strumentalizzata dai comunisti al fine di dargli una connotazione politica che in origine non aveva e che lui non aveva voluto conferirgli. Del resto lo stesso termine beat da lui coniato significa beato a indicare la sguardo poetico sulla realtà del nuovo movimento letterario contro la prosaicità di una visione del mondo materialista.

Adesso il sole era dorato, l’aria di un puro azzurro, e il deserto coi suoi fiumi radi una distesa di spazio sabbioso; infuocato e con ombre improvvise di alberi biblici. Adesso Dean dormiva e Stan guidava. Apparvero i pastori, vestiti come ai tempi antichi, con lunghi mantelli svolazzanti, le donne cariche di biondi fasci di lino, gli uomini con i bastoni. I pastori sedevano e si riunivano sotto immensi alberi nel deserto baluginante, e le pecore si affannavano nel sole e sollevavano la polvere dietro di se. “Amico mio”, gridai a Dean, “svegliati e guarda i pastori, svegliati e guarda il mondo dorato dal quale è venuto Gesù, potrai capirlo con gli occhi tuoi.

(Sulla strada, quinta parte )

Dunque per Kerouac la beat generation è certo precursore del movimento di liberazione hippy  finalizzato dionisicamente all’assecondamento delle voglie oltre l’etica tradizionale; ma, aggiunge, tale risultato è stato prodotto da una manipolazione di stampo ideologico marxista che, come afferma nel prosieguo dell’intervista, “ha storpiato la mia idea”. Infatti, conclude Kerouac, “per me la beat generation era fatta di beatitudine e piacere nella vita e tenerezza. Ma nei giornali l’hanno chiamata “ammutinamento beat, insurrezione beat”. Parole che io non ho mai usato. Perché io sono cattolico, credo nell’ordine, nella tenerezza, nella pietà.”. Nel prosieguo Kerouac dichiara ulteriormente che il movimento beat è stato da lui concepito secondo i canoni di una purezza originaria che in seguito è stata manipolata e in qualche modo svilita da interferenze politiche.

UTOPISMO CRISTIANO

Da tutte queste indicazioni e da altre che si recavano dalla lettura di Sulla strada, Kerouac aveva un’idea di rigenerazione della società col concorso della letteratura totalmente diversa rispetta a quella progettata dalla cultura di sinistra che aveva monopolizzato il movimento beat prima e hippy e sessantottesco poi: egli, da cattolico conservatore, immaginava una rigenerazione di tipo redentivo  alimentata da un’attesa messianica carica di tensione emotiva quasi di tipo apocalittico. Questo utopismo cristiano  che attendeva tutto da Dio perché non aveva nessuna fiducia nell’uomo nulla aveva a che vedere invece con la rigenerazione progettata dalla intellettualità borghese di sinistra di allora che aveva colonizzato il movimento beat e hippy trasformandolo da cristiano, così come lo aveva concepito Kerouac, a dionisiaco. Cioè, da salvifico grazie alla virtù tradizionalmente intesa a rivoluzionario grazie alla rinuncia a quelle stesse virtù.

Del resto anche la qualità della scrittura di Kerouac in Sulla strada è quasi una prosa d’arte cioè una poesia in prosa: l’attesa messianica, sia pure vissuta in modo contradditorio e caotico, si manifesta attraverso una visione poetica delle strade, delle cittadine e della povera gente d’America  che rappresenta come fosse una realtà quasi pre adamitica, cioè antecedente la caduta a causa del peccato originale. Kerouac nei poveri, nei mendicanti, nei falliti della vita che incontra durante le sue peregrinazioni lungo le strade d’America non vede della masse da emancipare come esigeva  il socialismo liberal che si era impadronito del movimento hippy che evolverà nel sessantotto sostenuto dal media system, ma creature così teneramente ingenue e pure da non avere nemmeno la percezione della propria miseria.

In altre parole per Kerouac nella loro mansuetudine appaiono libere in quanto non agite dalla febbre vogliosa e arrogante che alimenta invece Dean, il suo compagno di viaggio, che vuole tutto e lo vuole subito: alcool, droga, donne, auto sportive con un’ansia consumistica totalmente ingovernabile.

IL TRADIMENTO

Durante gran parte del romanzo l’amicizia vagabonda fra Sal e Dean sembra inattaccabile e tuttavia l’ansia vitalistica, dionisiaca ed egoica di Dean emerge di tanto in tanto specie in occasione dei suoi abbandoni di mogli che sposa regolarmente per rincorrere le voglie di natura libidinosa da cui è agito come un demone. In un passo rivelativo del suo carattere da bastardo lascia Camille, la seconda moglie, con due bambini piccoli, per progettare un nuovo viaggio on the road  con l’amico Sal.

Ma è solo nel finale del romanzo che Dean, cioè il prodotto di quella cultura dionisiaca e psicologicamente asservita alle voglie propagandata dalla beat generation e dal movimento hippy, rivela pienamente se stesso. Mentre Sal e Dean con un altro amico sono in Messico alloggiati presumibilmente in una lurida stanberga e come al solito a corto di quattrini, Sal si ammala. Divorato dalla febbre è costretto a giacere a letto senza nemmeno la forza di alzarsi in piedi. Dean allora si rivela per quello che è: inventa quella che con tutta probabilità è un pretesto per tornare immediatamente a New York – sistemare dei documenti per divorziare dalla seconda moglie – saluta frettolosamente Sal  ormai inservibile come compagno di viaggio e lo abbandona malato sia pure in compagnia dell’altro amico.

Quando Sal si riprenderà scoprirà che Dean prima di andarsene gli ha rubato i soldi.

Ecco dunque il paradosso della beat generation e del movimento hippy che Sulla strada genialmente rivela: la cultura liberal di sinistra che alimentava tramite parte dei mass media l’idea rivoluzionaria di una nuova società in cui voglie troppo a lungo compresse avessero finalmente libero corso in realtà finisce per promuovere quegli elementi dionisiaci, superomistici e quindi egoici che sono invece tipici di una cultura di destra di stampo neopagano, quasi da Walhalla germanico. In questo senso la cultura beat/hippy in quanto a fondamento dei nuovi costumi sessantotteschi slegati dall’etica tradizionale deve necessariamente configurarsi non solo come anticristiana e quindi antioccidentale, ma anche antimarxista.

Infatti il marxismo, così come il cristianesimo, ha una visione del mondo basata su regole impegnative e valevoli per tutti, possiede una metafisica che investe una dimensione collettiva. Ma questa metafisica collettiva confligge con l’idea liberal borghese di uomo nuovo finalmente libero di essere Dioniso, al di sopra del bene e del male, libero di assecondare le sue voglie, o meglio, di farsi agire da esse. In sintesi un uomo che non può essere ingabbiato entro una metafisica collettiva che per sua natura pone norme, codici etici, posizioni morali. In Sulla strada Kerouac tratteggia dunque nel personaggio di Dean l’uomo nuovo prodotto dalla cultura post cristiana e post marxista, il prototipo di quel neopaganesimo dionisiaco già teorizzato da Nietzsche e applicato da alcuni totalitarismi novecenteschi.

Si può infine concludere che il movimento beat/hippy da cui è scaturito il sessantotto e il pensiero liberal di sinistra odierno, è, per certi versi, così post rispetto a qualsiasi altra cosa lo abbia preceduto da qualificarsi senz’altro e abbastanza radicalmente come privo di metafisiche di riferimento e pertanto nichilista. Come tutti i grandi scrittori Kerouac era anche un profeta: aveva capito dove sfociava la dittatura di Dionisio.

 

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