J. D. SALINGER #2: I Nove racconti. Il mistero continua.


Poi mi accadde una cosa assolutamente orrenda. Mi trovai come trascinato a pensare che qualunque cosa facessi per diventare un uomo capace di amministrare la sua vita con distacco, con buon senso o con eleganza sarei sempre stato tutt’ al più un visitatore in un giardino di orinali e pappagalli smaltati, con una cieca divinità di legno ritta in un angolo…

(J.D. Salinger, Il periodo bli di Daumier-Smith)

 

I Nove racconti è uno di quei libri che danno la misura di come un grande scrittore possa avere il dono della regolarità. J.D. Salinger non è genio e sregolatezza, ma genio e regolarità nel produrre opere di altissimo livello. Pensavo dopo aver letto Il giovane Holden fosse impossibile replicare le vette narrative di quell’immane, inquietante, morboso capolavoro dove l’autore riesce a far trasparire l’aggressività che pervade tutto il romanzo senza una sola scena che sia anche lontanamente splatter (che odio).

Nove racconti dai titoli assurdi, scaturiti dalla mente poliedrica di Salinger che hanno per filo conduttore il carattere naif e ingenuo ma non innocente dei bambini o degli adolescenti e il cinismo indifferente degli adulti: la poesia dell’adolescenza contro la prosaicità di adulti borghesotti, un po’ radical chic, un po’pettegoli. Che Salinger fosse traumatizzato dall’ipocrisia degli adulti del resto è quasi certo, non si spiegherebbe altrimenti il suo esilio volontario in un recesso dell’America provinciale per più di vent’anni dai primi anni Ottanta fino alla morte: una vera e propria morte civile con zero interviste, zero apparizioni pubbliche e zero opere edite.  Sono curioso di leggere la sua biografia intitolata Salinger. La vera storia di un genio per scoprire i lati più imperscrutabili del suo carattere.

Breve sinossi di ciascuno dei nove racconti:

Un giorno ideale per i pescibanana è un luminoso esempio narrativo di una cosa che hon sempre pensato ossia che la vacanze hanno qualcosa di tragico. Durante i periodo di relax cadono le barriere mentali e i sipari che impediscono alle pulsioni dell’ES di risalire in superficie. E l’idea che si avvicina la fine dell’estate con la ripresa di lunghi e piovosi inverni in piatte pianure è traumatica. Per qualcuno le conseguenze sono disastrose: l’impatto del racconto è costituito dall’abisso che separa le frivole conversazioni telefoniche di due donne un po’ ansiose con i rumori apparentemente gioiosi della spiaggia vacanzifera che fanno da sfondo alla drammatica decisione di un uomo. E’ uno dei racconti che più mi ha lasciato sgomento fra tutti quelli che ho letto in assoluto.

Lo zio Wiggly nel Connecticut una storiella un po’ banale in cui due amiche ubriache fradice ripercorrono la loro adolescenza trovandola infinitamente più appassionante della loro stagnazione adulta che assomoglia a una lunga e noiosa vecchiaia. Soprattutto una delle due capisce di essersi ferocemente incarognita suo malgrado in un’arido praticismo e di avere costretto la figlia a costruirsi il classico amico immaginario a causa del suo efficientismo spiccio e stronzo.

Alla vigilia della guerra con gli Esquimesi un quasi litigio fra amiche e tenniste adolescenti finisce quasi subito quando fra adulti forse avrebbe dato luogo a una faida generazionale. Grazie soprattutto alla scoperta dell’amore da parte di una delle due attratta dal fratello dell’amica un po’ scorbutico, pazzoide e totalmente imprevedibile.

L’Uomo Ghignate uno dei due racconti più commoventi della raccolta: la fine dell’adolescenza rappresentata tramite la fine della di una favola e la demitizzazione dell’adulto che la racconta. Il quale non era un essere speciale come tutti bambini a lui affidato credevano, ma solo un semplice, addolorato, difettoso essere umano qualsiasi.

Giù al Dingby il pettegolezzo come forma più violenta e dissacrante può far cadere la magia e l’incanto di cui si nutre un bambino che vede crollare davanti a se la figura idealizzata del padre a causa del cicaleccio grassoccio di due donne abituate a parlare troppo. E male.

Per Esmé: con amore e squallore: questo è un capolavoro.  Il racconto più destabilizzante che abbia mai letto assieme a “Cattedrale” di Carver e “Il nuotatore” di Cheever. L’enigma di un adulto prossimo a partire per il fronte durante la seconda guerra mondiale che si affeziona a una adolescente e al suo fratellino proprio appena prima della partenza dopo un incontro fortuito in una pasticceria. Distrutto nella psiche dopo le esperienze belliche in Germania il soldato rievoca l’incontro quando riceve un regalo dalla sua piccola amica e in cambio troverà l’energia e il coraggio di lasciarsi alle spalle i suoi fantasmi e di scrivere un tenero, commovente racconto come aveva promesso alla ragazzina e suo fratello.

Bella bocca e occhi miei verdi. Della serie “occhio che l’apparenza inganna”. Mai fidarsi di chi appare troppo comprensivo, indulgente, disponibile perchè l’inganno è dietro l’angolo. Secondo me c’è molto di autobiografico, probabilmente Salinger ha subito una cocente delusione da qualcuno di cui invece si fidava. Tra le altre forse l’ex moglie/compagna di molto più giovane che dopo averlo piantato ha pubblicato le sue lettere intime ? Ma se il buonismo nasconde abissi di desolazione è lecito concludere che gli uomini migliori hanno spesso un pessimo carattere. Le cose troppo colorate e un eccessiva cortesia servono spesso a occultare una squallida realtà umana.

Il periodo blu di Daumier-Smith. Un giovane artista con un solo amico in balia di New York inventa un sacco di balle per farsi assumere come insegnante d’arte presso una scuola di pittura per corrispondenza di Montreal gestita da una coppia di orientale truffaldini. La scoperta di una quasi forma d’amore per una sua allieva talentuosa che esegue magnifici dipinti con scene della vita di Cristo. Forse si innamora, ma è un amore impossibile. La donna infatti è una monaca di clausura. Il personaggio torna solo dopo aver assaporato per qualche giorno l’illusione di una vita in comune con la donna amata.

Teddy. Un piccolo genio apparentemente anafettivo solo perchè sa controllare le proprie emozioni lascia stupefatti un gruppo di scienziati con le sue conoscenze filosofiche di religioni orientali attinte non si sa da dove. Il segreto è abbandonare le convenzioni della logica e conoscere le cose senza assegnare loro un nome, una qualità o aggettivarle in qualsiasi modo. La sua profonda saggezza è frutto, lui dice, di una lunga serie di reincarnazioni che gli permettono tra le altre cose di prevedere atti futuri che riguardano alcune delle persone con cui entra in contatto. Può anche preconizzare le circostanze che, se non cambiate, possono determinare la morte di qualcuno compresa la propria.

Questo lascia veramente spiazzati.

3 replies

  1. Ciao, le tue parole sono molto interessanti e di sicuro rendono curiosi di scoprire e farsi una opinione propria. Oggi leggerò uno di questi racconti Live su Instagram alle 17:30 (vinnybrandogoesto), sarebbe molto bello se ci facessi compagnia e ci aiutassi a comprenderlo o a giudicarlo insieme! Sto leggendo ogni giorno racconti diversi in diretta insieme a un gruppetto affiatato di appassionati come te e me. Spero di vederti e condividere questa cosa meravigliosa che sono le storie!

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