J.D. SALINGER #3: Franny e Zooey.


 

Franny e Zooey: tenero ritratto di una famiglia borghese simile a quella di Salinger e della sua condizione sociale alto borghese ben installata nella città più snob del mondo, New York.

I personaggi e interpreti di questo romanzo breve sono equamente distribuiti fra due visibili (Franny e Zooey) e due invisibili (Dio e Seymour).

Franny: la sorella minore di Zooey e (così pare di iintuire) la piccola della numerosa famiglia Salinger. Una giovane e bella collegiale incasinata perchè non riesce a trovare il senso della vita va in crisi dopo aver letto il classico cristiano “Memorie di un pellegrino russo” ossia la storia di un uomo che vaga per le immnese distese della Russia pre rivoluzionaria alla ricerca di un modo per incontrare Dio. Come si incontrra Dio? Glielo spiega uno starez (=monaco russo ortodosso): bisogna ripetere innumerevoli volte “Gesù Cristo, mio signore, abbi pietà di me” finchè la preghiera non diventa automatica, finisce col regolarsi col ritmo del respiro e non richiede più alcuno sforzo. Franny ci prova e scopre che effettivamente funziona!

Zooey: fratello maggiore di Franny, ma il minore fra i maschi di famiglia fra cui due gemelli, il fratello scrittore fallito Buddy e il fratello maggiore Seymour morto suicida anni prima di cui si trovano accenni anche ne “Una giornata speciale per i pesci-banana” nella raccolta “I nove racconti” e ne “Il Giovane Holden“. Zooey è il bello di famiglia, l’artista un po’ scioperato che fa da talent scouter alla ricerca di nuovi sceneggiatori televsivi e teatrali. Caratterialmente agli antipodi rispetto a Franny, molto più pragmatico, cinico, spiccio, modajolo e abituato a considerare i problemi dal punto di vista pratico senza troppi rovelli esistenziali. Cerca di aiutare Franny a uscire dalla crisi mistica che la sta destabilizzando dopo aver letto “Memorie di un pellegrino russo”.

Dio: forse il vero protagonista della storia. Per Franny è una specie di buonista che sorvola su tutto, perdona tutti, è contro l’ipocrisia e l’egoismo sempre e ovunque, ama gli animali quanto l’uomo, è un antiborghese militante, appartiene a un’altra dimensione e si può incontrare solo o soprattutto tramite illuminazione o ascesi mistica.  Zooey, che è fodamentamentalmente agnostico (ma non ateo!), cerca di spiegare a Franny coi sui modi diretti che Gesù Cristo non è san Francesco e insiste molto su questo concetto chiave: Cristo non è san Francescco. Del resto se Dio fosse stato completamente in accordo con san Francesco, spiega Zooey, si sarebe incarnato in lui e non in Gesù Cristo per cui non confondiamoli per piacere! Cristom continua Zooey, non è contro l’egoismo, ma anzi lo considera benignamente se si applica al proprio talento più naturale e non sprecato in attività imposte dalle circostanze, dall’inerzia o dalle aspettative familiari. Dunque bisogna scoprire il proprio talento più spiccato il prima possibile e applicarvicisi il proprio egoismo fino a riuscire: aggiungo io, lo scrivente, che tutto questo si può condensare nella formula “Se non applichi il tuo talento dando il meglio di te stesso stai sprecando un dono“.

Inoltre, spiega Zooey e Franny, tutto è sacro: lo è qualsiasi gesto d’amore anche il più banale come il brodo di pollo che la madre dei ragazzi offre ripetutamente a Franny svaccata piangente e depressa sul divano. Lo è il cagnolino che dalla finestra del suo appartamentone upper class Zooey osserva in basso nella strada mentre cerca la sua padroncina che si è nascosta per gioco dietro un albero e che scondinzola felice quando la ritrova.

Qui ho qualche perplessità: “tutto è sacro” è la massima cui si rifaceva il marchese De Sade quando affermava che per lui tutto, ma proprio tutto anche le cose più nefande, ributtanti e puzzolenti erano degne di venerazione in quanto potevano generare piacere. Insomma per lui contava solo la ricerca di qualsiasi cosa in grado di stimolare poacevolmente i sensi e in questo consisteva la sua religione.

Seymour: è il fratello di Franny e Zooey morto suicida in vacanza in Florida con la famiglia qualche anno prima. La sua morte o meglio i motivi che lo hanno condotto all’estremo gesto non sono svelati, restano avvolti in un discreto e delicato alone di mistero. Questo conferma una cosa che ho sempre pensato: le vacanze estive hanno qualcosa di drammatico e pericoloso, come fossero un sogno bellissimo da cui ci si risveglia bruscamente per ritrovarsi in una realtà tenebrosa, ma con la differenza che mentre lo vivi sai che è un sogno e che dovrai tornare alla tua realtà odiosamente opaca non appena ti svegli. Del lato torbido della vacanza ne da un’efficace descrizione David Foster Wallace ne “Una piccola cosa divertente che non farò mai più” in occasione di una crociera di lusso dove dietro le quinte di un apparente divertimento si agita la disperazione nera di un popolo di convalescenti dello spirito costretti a viaggiare per noia e disperazione (vedi qui). Seymour comunque appare in tutti i testi di Salinger come iil fratello buono, saggio, coraggioso, intraprendente, responsabile, etc. Le circostanze causa della sua morte sono laicamente taciute e quando se ne accenna lo si fa sempre con levità (ma non con leggerezza!).  Seymour e Buddy, cioè i due fratelli maggiori, nelle parole di Zooey (alter ego di Salinger?) sembrano essere i responsabili delle problematiche esistenziali di Franny perchè da buoni fratelli maggiori responsabili le hanno inculcato fin da piccola concetti derivati dalle antiche religioni orientali in un miscuglio di buddismo, Jainismo, yoga, taoismo semplificate poi in formulette alla Osho dominate da un misticume in cui predomina il termine “amore” la cui natura e caratteristiche peraltro non sono mai precisate. E sappiamo bene quanto “l’amore” se resta vago e indeterminato finisce per trasformarsi irrimediabilmente in “ammmore” in un certo tipo di cultura occidentale. Ecco Franny sembra essere affetta da questo tipo di “ammmore” da cui cerca di risvegliarla coi suoi discorsi utilitaristici Zooey.

In conclusione: a parte qualche eccesso descrittivo con lunghe e minute descrizioni di piccoli gesti quotidiani che riguardano ad esempio il taglio delle unghie dei piedi o il modo di spalmare la crema da barba o la disposizione dell’arredamento nell’interno boghese della famiglia Salinger manco fossimo in un fiilm di Luchino Visconti il libro affascina e fa riflettere più per le cose cui allude senza nominarle che per quelle dichiarate esplicitamente.

Un libro che apre delle finestre di cui prima si sostettava l’esistenza, ma che erano parzialmeente chiuse lasciando filtrare solo qualche lama di luce fra le imposte semi accostate. Spero di saperne di più dopo aver letto di Kenneth Slawenski “Salinger, la vera storia di un genio.”

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