L’UOMO IN MENO (Atto I).


Dramma epico – calcistico.

di Marco Sambruna.

“Meglio ritirarsi con un anno di anticipo che con un giorno di ritardo.”

Dan Peterson

SOMMARIO

  • CREDITS
  • ATTO I
  • ATTO II
  • ATTO III
  • ATTO IV
  • ATTO V
  • ATTO VI
  • ATTO VII
  • ATTO VIII

CREDITS

F.C. AMBROSIANA

Campionato Serie A 2030 – 2031

Presidente: Alain Borieux

Amministratore delegato: Michelangelo Reame.

Direttore sportivo: Raffaello Specchiante.

Formazione titolare:

Difesa:

Lazzaro Tormes (P),

Guillermo Blas,

Ramiro Cavallo,

Iosip Durovic.

Centrocampo:

Javier Montecristo,

Claudio Baccanale,

Norberto Trojano,

Francesco Iside,

Osvaldo Milesio.

Attacco:

Fernando Apuleios,

Achille Mulas.

Allenatore: Dejan Vanadiumovic

ATTO I

Dunque per Javier Montecristo si era aperta una nuova stagione non solo calcistica, ma anche esistenziale: a 32 anni aveva cominciato una nuova esperienza, con nuovi compagni di squadra, nuove prospettive e, sperabilmente, nuove vittorie.

Lui, il campione uruguayano, era esattamente il tipo di centrocampista che serviva all’F.C. Ambrosiana Milano per attizzare l’entusiasmo dei tifosi e far accettare meglio l’avvenuta fusione a freddo fra Milan e Inter avvenuta cinque anni prima nella stagione 2025-2026. Una “fusione fredda”  l’avevano ribattezzata i giornali sportivi che avevano accolto l’operazione con una certa diffidenza e giustificato la sollevazione popolare da parte dei tifosi che della fine delle due società calcistiche storiche di Milano per dare vita al nuovo team proprio non volevano sentir parlare.

 E del resto come accettare a cuor leggero una iniziativa del genere? Il Milan con 7 Champions e l’Inter con 3 erano due club gloriosi che avevano fatto della Milano pallonara la città europea con più titoli europei. Dopo Madrid, s’intende.

Insomma alla nuova dirigenza e in particolare al nuovo presidente; monsieur Borieux, e al nuovo main sponsor “Foulard Airlines” serviva un top player di livello mondiale, un grande giocatore che potesse riaccendere l’entusiasmo per il nuovo team che, diciamocelo francamente, il campionato precedente non aveva entusiasmato nessuno.

Javier Montecristo era l’uomo ideale per lanciare nell’olimpo calcistico la nuova società: giocatore eclettico dotato di grande tecnica, eccezionale senso della posizione, gran capacità di lanciare le punte sul filo del fuorigioco anche con verticalizzazioni da quaranta metri, ottimo fromboliere da fuori area dotato com’era di un tiro secco e preciso, ma soprattutto, e forse era questo l’aspetto più importante che interessava l’F.C. Ambrosiana, un carisma da vero leader in campo, un vero e proprio allenatore sul rettangolo di gioco: con lui in squadra l’Ambrosiana aveva sfiorato lo scudetto l’anno precedente, poi vinto dalla Juventus a causa dell’ inopinatissimo pareggio casalingo contro la Parmigiana all’ultima giornata.

Meno bene il percorso dell’Ambrosiana in Champions League dove la squadra non era andata oltre i quarti di finale eliminata tuttavia da un top team come il Manchester UTD. Insomma l’Ambrosiana partita a inizio campionata fra squilli di tromba e rulli di tamburo aveva concluso la stagione al suono di una sgangherata fanfara di paese, ma cionondimeno la smania di rivalsa era forte come del resto riecheggiava lo slogan sociale “We are F.C. Ambrosiana” orgogliosamente ostentato  sui gadgets sociali a significare l’orgoglio e la fierezza di essere un club con alle spalle una storia grandiosa.

Certo riguardo Montecristo ormai trentaduenne qualche tifoso sollevava il dubbio fosse ormai entrato nell’inverno della sua parabola calcistica; alcuni opinionisti sportivi evidenziavano come la stagione precedente dell’uruguaiano, il suo primo anno all’Ambrosiana, non fosse stato proprio esaltante con numeri che indicavano una lieve, ma tuttavia innegabile flessione: 32 partite su 40 per otto gol totali rigori compresi e una dozzina di assist parlavano ancora di un giocatore tonico, ma certo la tenuta fisica sui 90 minuti non era più quella di una volta, né la potente precisione del tiro in porta  possedeva l’esplosività delle stagioni precedenti. Insomma eravamo lontani dalle stagioni in Premier League al Liverpool dove Javier segnava regolarmente almeno una quindicina di goal e dettava legge incontrastato a centrocampo, fieramente appostato nel cerchio centrale con la palla fra i piedi, la testa alta e lo sguardo imperioso a individuale possibili destinatari de suoi lanci smarcanti che canalizzavano immediatamente verso la rete avversaria.

Ma tant’è: Javier Montecristo era ancora un fottuto campione, uno che era arrivato quinto nell’assegnazione del pallone d’oro l’anno precedente, un uomo-faro che illuminava il gioco e ancora in grado di fare la differenza. Non dimentichiamo poi che Montecristo era solo la ciliegina sulla torta di una squadra che, dopo un primo anno di assestamento, nel mercato estivo si  era rafforzata in tutti i reparti grazie all’arrivo del trentenne difensore centrale brasiliano Guillermo Blas dal Flamengo e dell’esterno di centrocampo Claudio Baccanale dal Torino.

Dunque agli ordini del nuovo mister serbo Dejan Vanadiumovic, già titolato mister della nazionale serba dopo essere stato allenatore della Stella Rossa Belgrado vincitrice dell’edizione 2027-28 della Champions League e del mondiale disputatosi in India con la Serbia, la F.C.Ambrosiana si presentava con una formazione di tutto rispetto schierata con un originale 3-5-2: in porta l’agile giovane portiere colombiano Lazzaro Tormes fortissimo tra i pali con qualche lacuna nelle uscite talvolta a vuoto; esterni difensivi Guillermo Blas, l’argentino Ramiro Cavallo e il serbo Iosip Durovic, difensore roccioso e dal piede quadro, tuttavia insuperabile nel gioco aereo e nelle entrate in scivolata.

Nel centrocampo a cinque esterno destro Claudio Baccanale detto “Madame Bovary” da compagni e tifosi a causa delle sue movenze e posture aggraziate da minuetto del Settecento; interno destro  Norberto Trojano, gran corridore e instancabile “motorino” col ruolo di “tuttocampista”;  interno sinistro Francesco Iside, un brevilineo dalla buona tecnica con discrete doti realizzative; esterno sinistro Osvaldo Milesio paraguayano soprannominato “Masai” per via del suo passo agile e veloce simile a quello dei celebri corridori africani che dominavano fondo e mezzofondo nelle gare di atletica; piazzato al centro in funzione di playmaker naturalmente lui, la stella della squadra, Javier Montecristo.

In attacco l’Ambrosiana poteva contare sul brasiliano Fernando Apuleios grande, grosso e potente e sul vecchio calcisticamente parlando, ma sempre pericoloso centravanti rapido e sgambettante Achille Mulas detto “La volpe della Barbagia” per via dei suoi guizzi fulminei che gli valevano i più classici gol di rapina.

Di riserva erano a disposizione il difensore francese Jacques Duvalier; e lo scorbutico e spigoloso greco Mannaggiakis. Fra i centrocampisti da segnalare il regista old style Zoran Petrovic, il nazionale polacco Zbwygnyev Gratiak  infine, fra le punte il veterano ex Juve Gustavo Principi e la giovane promessa Roberto Sbroglia rispettivamente schierabili sulla corsia sinistra e destra.  A completare l’organico il tedesco Rudiger Granadier e il brasiliano Gerson Paulinho più i giovani già in area nazionale under 21 come il centrocampista appena prelevato dal Genoa Ciro Avvenente, l’attaccante svedese Olek Ekstroem e soprattutto il promettentissimo giovane anch’esso svedese Hag Asgaard.

Insomma con questa formazione, il Presidente monsieur Borieux e la dirigenza tutta era convinta di – ci scusiamo per l’espressione – poter spaccare il culo ai passeri ossia alla Juve in Italia e al Real Madrid, Barcellona, Liverpool, Manchester UTD e al club parvenu Olympic Atene in Europa.

(segue)

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Categorie:L'uomo in meno

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